Raccontare la storia della mia famiglia non è cosa facile, perché i nostri genitori non sono più e perché non so se sarebbero d’accordo, loro così discreti.
Inoltre, che posso dire oggi in questa Francia del 2025? Come testimoniare quasi trent’anni dopo la loro scomparsa? Proviamoci.
Mi ricordo alcune rare confidenze di mio padre, Antonio Riposa, perché loro non volevano parlare, raccontare, e forse trasmettere un passato troppo pesante.
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Anni ’50 > “Interdits aux chiens et aux italiens”, questo me lo ricordo! “Vietato ai cani e agli italiani” … Ecco quello che ha potuto leggere mio padre nella Francia degli anni Cinquanta. Era il 1957 quando papà arriva da solo in Piccardia, una regione borghese limitrofa alla regione parigina. L'obiettivo era quello di trovare suo fratello emigrato anni prima e "sistemato" oltralpe come artigiano.
Da quel momento in poi papà ha avuto mille vite: giovane autista di un colonnello durante la guerra, elettromeccanico e alla fine (quando? come?) scultore e scalpellino!
Per fortuna, non era e non sarà solo! Per fortuna, troverà sulla sua strada una coppia meravigliosa, Claudine e Jacques, che saranno sempre lì per lui. I loro unici due veri amici. Per non parlare della nostra mamma, Concetta, e poi anni dopo mia sorella ed io.
Antonio e Concetta moriranno alla fine degli anni Novanta quando avevano solo sessantanove anni. Non si sono mai veramente goduti la vita. Un’esistenza a lavorare instancabilmente, fuori della vita e fuori dallo sguardo di tutti: lui nei cantieri edili, lei a casa. Non avevano la nazionalità francese - non so se ci abbiano mai pensato – e mi sembra che siano stati costretti a diventare quasi invisibili.
“Non ridere così forte” mi ripeteva mamma “altrimenti dovremo ritornare in Italia”. Dovevo avere circa sei anni e mi proibiscono di ridere in pubblico.
- 1965 > Il loro matrimonio sarà celebrato in 1965 nel nostro amato villaggio, San Martino in Pensilis, provincia di Campobasso, in Molise. Mi ricorderò fino alla fine dei miei giorni il codice postale, 86046 perché toccava a me a scrivere i biglietti di auguri. Mamma era sarta, aveva un suo proprio laboratorio di sartoria. Ha lasciato tutto dopo il matrimonio. Mi ricordo che per lei è stato più difficile stare lontana “delle sorelle” (erano cinque sorelle, tutte commercianti), subito incinta di me, sola in un paese freddo sotto più di un aspetto.
Dopo una veloce luna di miele, eccoli a Chantilly, inquilini di un piccolo monolocale.
- Marzo 1973 > mia sorella ha un po’ più di due anni, ci trasferiamo a Gouvieux, la città vicina, in una grande casa che mi pareva un castello… Papà ha disegnato i piani e ha riunito i migliori artigiani locali. Ovviamente è stata costruita in pietra, la pietra di Saint-Maximin, un materiale raro usato nel castello di Versailles o nel Louvre!
Scrivendo queste linee, misuro la mia ignoranza di bambina. Per me, questa casa era il ricordo di foto scattate nelle fondamenta, una giornata nevosa, dovevo avere circa due anni, sono tra le braccia di papà, sembra fiero di me e della nostra futura casa.
Per ventisei anni, papà è riuscito a sviluppare un magnifico giardino dai mille colori grazie a una specie di pianta che gli sembrava esotica, come i fiori iris. Lavorare, studiare, non arrendersi mai potrebbe essere il nostro mantra. Una filosofia di vita che i nostri genitori ci hanno trasmesso senza mai parlarne e che ci guida da tutta la vita.
Lasciarono quella terra nello stesso modo in cui arrivarono in Francia, discretamente. Se nostro padre aveva una certa notorietà, mamma era casalinga e aveva solo due amici, Claudine e Jacques. Mi ricordo ancora della chiesa quasi vuota.
Durante tutti questi anni in Francia, il legame con l’Italia non si è mai interrotto. San Martino in Pensilis è diventato il punto di ritrovo naturale. Ogni anno, fino al 1992, ho viaggiato con loro in macchina. 1.700 kilometri e un bagagliaio ripieno di prodotti francesi, caffè, zucchero e tante altre prelibatezze difficili da trovare nel nostro villaggio natale. Al ritorno, il bagagliaio era ripieno di bellissimi abiti italiani che non mancarono di suscitare la gelosia dei nostri compagni (e a volto la beffa…). Zia Emilia, la sorella di mamma e suo marito, lo zio Luciano, avevano un negozio di vestiti bellissimi. Presto, il loro figlio, nostro cugino Enrico aprirà il primo negozio di abbigliamento sportivo del Molise.
- 2025 > Genitori, zie, zii e anche un cugino non son più di questo mondo. Sono molto grata per l’opportunità che mi è stata data di raccontare alcuni episodi della storia della nostra famiglia. Una coppia di italiani sradicati che muoiono senza poter rivedere la loro terra e di cui io e mia sorella possiamo essere orgogliose. Credo che il nostro modo di vivere riassuma la nostra italianità. Coraggio, tenacità, umanità e amore per la bellezza. Orgogliosi di essere quello che siamo|
Mentre finisco questa storia e mi viene voglia di piangere, Fip radio sta trasmettendo "La donna è mobile" (Rigoletto) interpretata da Luciano Pavarotti. Come amo questi segni del cielo…
Qualche anno fa una donna in Normandia (una regione nella quale mi sento a mia volta esiliata, sradicata e che sto per lasciare) mi spara: “Ma Lea, tu sei francese!”. In quel preciso momento, mi sono sentita più italiana che mai.
Sono nata in Francia, ma non ho una sola goccia di sangue francese. Le mie lingue materne sono l’italiano e il san martinese. Non molto tempo fa, (nell’anno 2008, sotto la presidenza Sarkozy) ho avuto grandissime difficoltà a rinnovare la carta d’identità e il passaporto. Ecco quello che ho dovuto spiegare!
Non so come altre persone vivano la loro italianità, per me, l’Italia è… il mio sangue, la nostra famiglia, le nostre radici. Questo non può essere oggetto di discussione, di negoziazione. La Francia è il mio Paese, una terra che abbiamo ereditato dai nostri genitori, che l’hanno conquistata con dure lotte.
Lea Riposa 🇮🇹❤️🇫🇷